INTERROGAZIONE SCRITTA di Iles Braghetto (PPE-DE) , Vito Bonsignore (PPE-DE) , Lorenzo Cesa (PPE-DE) , Armando Dionisi (PPE-DE) , Michl Ebner (PPE-DE) e Raffaele Lombardo (PPE-DE) alla Commissione
Può la Commissione adottare, a causa della cosiddetta epidemia «dell'influenza aviaria», misure a sostegno del settore avicolo?
Le associazioni di categoria registrano un calo dei consumi del 70 per cento e un vertiginoso crollo delle vendite. Il totale del comparto perde oltre 5 milioni di euro al giorno, e oltre 40000 posti di lavoro sono a rischio immediato. Le 5000 aziende, dislocate principalmente in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Piemonte, Marche, Abruzzo e Molise, impiegano 150000 lavoratori, per una produzione di carne di pollame di 1134000 tonnellate e consumi di carne per 1067900 tonnellate annui. Il fatturato del comparto è stimato intorno a 5,3 miliardi di euro ed il costo di produzione è stimato intorno a 75-80 centesimi per 1 kg di carne di pollame. I danni stimati per la filiera del comparto avicolo, da settembre 2005 ad oggi, ammontano ad oltre 450 milioni di euro.
La Commissione ha già dato prova di grande attenzione e competenza, fronteggiando in passato emergenze simili, come quella della carne bovina.
Intendono il Presidente José Manuel Barroso e il Commissario all'agricoltura Marianne Fischer Boel sostenere con misure tangibili ed efficaci gli operatori di questo settore in grave crisi?
Intende la Commissione europea sostenere finanziariamente i singoli Stati membri colpiti, come l'Italia, affinché superino il crollo delle esportazioni di questo particolare tipo di carne?
RISPOSTA DELLA COMMISSIONE (21/06/2006)
Risposta di Fischer Boel a nome della Commissione
Innanzitutto la Commissione è ben al corrente dell’attuale situazione molto preoccupante del mercato della carne avicola, in particolare in Italia, causata dai recenti casi di insorgenza del ceppo asiatico del virus altamente patogeno dell’influenza aviaria.
Per quanto attiene alle misure che l’onorevole parlamentare desidera siano adottate dalla Commissione per rivitalizzare il settore avicolo, al momento la Commissione può solo utilizzare l’unico strumento previsto dall’organizzazione comune del mercato delle uova e del pollame, cioè le restituzioni all'esportazione per sostenere il mercato. Dall’inizio della crisi esse sono state sostanzialmente aumentate.
Tuttavia questo strumento ha una portata limitata, poiché l’UE non può semplicemente far ricadere le sue crisi sui paesi terzi.
Inoltre è importante ricordare che le quantità esportate non dipendono solamente dall’ammontare della restituzione, ma anche dalla domanda dei nostri partner commerciali nei paesi terzi, nei quali, sfortunatamente, il consumo è parimenti diminuito a causa dell’influenza aviaria. Del resto, l’impatto positivo della restituzione all'esportazione è limitato anche dal fatto che numerosi paesi terzi hanno introdotto un divieto di importazione dei prodotti avicoli dell’UE.
Oltre alle restituzioni all'esportazione, le autorità nazionali possono adottare misure di sostegno purché siano conformi agli orientamenti in materia di aiuti di Stato. La Commissione esaminerà tali richieste il più presto possibile tenendo conto della situazione di crisi.
Dato la sua gravità, la crisi non può essere trattata efficacemente all’interno del vigente quadro normativo dell’organizzazione comune del mercato delle uova e del pollame.
Pertanto la Commissione ha proposto di estendere l’ambito di applicazione delle vigenti disposizioni dell’organizzazione comune del mercato delle uova e del pollame che contemplano già misure eccezionali di sostegno del mercato in caso di restrizioni veterinarie adottate dagli Stati membri.
La richiesta — previo parere del Parlamento — è stata adottata dal Consiglio il 25 aprile 2006. L’attuale situazione del settore richiede una risposta rapida. Sotto questo punto di vista la Commissione è particolarmente grata al Parlamento per aver accettato la sua richiesta di una procedura di urgenza e per la rapidità del parere favorevole emesso nei confronti della sua proposta.
Occorre evidenziare che le misure veterinarie o sanitarie adottate devono essere conformi al diritto comunitario.
La Commissione intende affrontare il problema a monte e ridurre il potenziale di produzione per evitare la continuazione dei problemi a valle.
Nel frattempo la Commissione continua a monitorare attentamente la situazione del mercato.
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