Bonsignore: ok alla Torino-Lione, ma l'opportunità logistica è altrove
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L'On. Bonsignore ritorna sul tema più scottante delle ultime settimane: la TAV |
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“La partita è stata gestita male, viziata da errori tecnici e interessi di parte”
Intervenendo al dibattito: “Alta velocità. Un futuro per il Piemonte”, nell’ambito della “Festa dell’Italia”, l’On. Vito Bonsignore è tornato sul tema della TAV, dopo gli scontri in val di Susa: “Con il collega Mario Mauro, abbiamo inviato una lettera di ringraziamento al capo della polizia e al Questore Faraoni, esprimendo loro la solidarietà dell’intero gruppo PDL al Parlamento Europeo. Tuttavia, al di là degli episodi di violenza, permangono le mie perplessità sul progetto Torino-Lione, che considero tecnicamente sbagliato”.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Al momento in Val di Susa si va verso un nuovo tunnel di base per una linea passeggeri, che va bene a tutti: all’Europa, che è interessata a ridurre le distanze per creare un vero mercato unico, ai Piemontesi perché dimezza i tempi di percorrenza da Torino a Chambéry, tragitto che si avvale ancora di un tunnel progettato nel 1831. “Ma la logistica è un’altra cosa”.
“Stiamo parlando – ha incalzato il vice presidente del Gruppo PPE - di una linea prevalentemente passeggeri: né la Francia né l’UE resteranno al progetto attuale”. I numeri sono noti a tutti ed è evidente che la tratta Torino-Lione non è funzionale a un fattivo sviluppo della logistica in Piemonte. Anzi, si sono voluti inserire “aspetti tecnicamente errati e politicamente ingiustificabili, come il passaggio per Orbassano, da cui partono pochissimi treni e il trasporto merci per Lione-Parigi è sempre più raro. Anche la variante su Corso Marche mi pare dettata più da interessi circoscritti che da ragioni tecniche”.
E si arriva al convitato di pietra, la presunta “concorrenza” della variante ligure. Secondo l’On. Bonsignore “la linea Marsiglia-Genova, che è in fase di completamento (mancano 32 KM), può rappresentare la vera opportunità logistica per il nostro territorio”. La linea Genova-Novi-Novara-Sempione, infatti, intercetta flussi importanti di traffico offrendo adeguate aree nell’entroterra del Piemonte orientale per la lavorazione delle merci, che poi è l’unico modo per creare davvero occupazione. Valutando questo non trascurabile aspetto, appare chiaro che “la Torino-Lione non è alternativa alla Marsiglia-Genova-Novi-Sempione-Basilea, anzi quest’ultima è l’unica carta che il Piemonte può ancora giocare per inserirsi nel mercato della logistica continentale”.
È una tragedia che il tema “sia stato strumentalizzato – ha concluso l’On. Bonsignore - per uno scontro di tifoserie tra Sì TAV e NO TAV finendo per oscurare i dati reali. Anche il PdL in Piemonte ha commesso i suoi errori. L’intera partita della Torino-Lione è viziata da sviste tecniche ed è stata gestita male politicamente”.
DIBATTITO
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La posizione dell’On. Bonsignore sulla Torino-Lione animano da mesi un vivace dibattito. Riportando soltanto alcuni dei commenti, tra gli ultimi, si nota come gli incidenti della Maddalena hanno, in effetti, occupato totalmente la scena. Ma c’è guarda oltre il fatto di cronaca, al problema politico.
Francesco osserva: “I benefici economici sono tutti da dimostrare: anzi, sia nell’analisi dell’Osservatorio, sia in una ricerca dell’Istituto Bruno Leoni si dimostra in dettaglio come il risultato economico rischia di essere semmai negativo”.
Filippo di Torino scrive: “Premesso che non si può non avere una linea passeggeri di livello per servire due regioni come la pianura padana e la Provenza, oggi la logistica fa perno sui porti. Una TAV logistica tra Lione e Torino non ha senso, dobbiamo ragionare come sistema Italia e ammettere che nel Nord-Ovest dobbiamo imparare a integrare i territori invece di attardarci in competizioni superate: Genova ha il porto, Milano è Milano e Torino è Torino”.
E.L. va dritto al punto: “un esame obiettivo dei flussi e dei dati logistici dimostra che Torino è sostanzialmente fuori dall’asse ormai dai tempi della ristrutturazione industriale degli anni ‘90, semmai si può recuperare una parte per il Piemonte sul corridoio 1”.
Lorenzo ci manda un’analisi tecnica in cui, par di capire, molte buone opzioni del progetto 2005 sono state sostituite da altre meno convenienti economicamente, per smorzare le tensioni in valle: si è visto con quale successo.
Alessandro rivendica la linea coerente del centrodestra, rispetto alle molte versioni della sinistra sulla TAV: “Inoltre, il nuovo accordo comporta una riduzione delle spese per la tratta a 8 miliardi”. Appunto, ma ricordiamoci che il governo sta imponendo una manovra d’emergenza da 47 miliardi, per salvare Euro e debito, di cui 24 soltanto di taglio delle agevolazioni fiscali. In questo momento, 8 miliardi per un treno passeggeri sono difficili da giustificare. Non mancano le tifoserie, da una parte e dall’altra.
Federico attacca: “La TAV Torino-Lione non serve, è che le due coalizioni sono appese alle lobby delle Ferrovie e devono pagare le cambiali”.
Paola ci scrive: “Le pressioni per portare la TAV via da Torino, sul percorso Liguria-Milano, sono evidentemente frutto di un lavorio di lobby economiche trasversali. Spiace di trovare, in mezzo, anche esponenti del partito per cui ho votato”;
Peccato che questi nostri amici siano caduti, su sponde diverse, nello schema per cui chi la pensa diversamente, deve sempre essere mosso da ragioni inconfessabili. Che dire, allora, delle continue interferenze della Bresso o di Chiamparino per dirottare il tracciato, per esempio sull’interporto di Orbassano, che non avrà certo il traffico necessario a giustificare e sostenere l’infrastruttura? Piuttosto bisognerebbe interrogarsi sul ricorso a moralismi e insinuazioni da parte di una certa parte, non certo estranea ad interessi economici legittimi.
Infine, Victor non crede all’Alta Velocità in Liguria: “In Francia c’è ostilità diffusa perché non vogliono deturpare la metafora europea del turismo d’élite”. Peccato che treni supermoderni passino già su viadotti sospesi sopra le città della Dordogna e nei pressi di castelli e santuari. Tutti dichiarati “patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO.

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