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Stop alle auto, una soluzione che non risolve nulla

 

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Ieri a Torino il blocco, oggi le solite polemiche e un fatto: non serve a nulla

Ecco che ci risiamo: inverno inoltrato, scarse precipitazioni ed i valori di Pm10 nell’aria superano i valori consentiti. Il Comune mette in atto il solito provvedimento: lo stop alle auto domenicale. Ogni anno è sempre la stessa storia: possibile che la soluzione (se così vogliamo chiamarla) debba essere sempre la stessa, anche quando è scientificamente e statisticamente provato che non serve a nulla?

La risposta è si, la soluzione per la nostra amministrazione comunale è necessariamente questa. Se il Comune supera per più di 35 volte in un anno la soglia di 50 µg per metro cubo di Pm10 (polveri sottili che derivano dalla combustione dei veicoli, delle caldaie e delle industrie) rischia pesanti sanzioni comunitarie. Non avendo una reale ed incisiva strategia per affrontare il problema, porta avanti provvedimenti temporanei, giusto per dimostrare che qualcosa si sta facendo: il Comune ha fatto quello che poteva, non è colpa sua se poi il problema persiste.

Al di là dei dati che puntualmente certificano l’inadeguatezza di tale misura, anche il buon senso ce lo fa capire. Quanto mai potrà incidere lo stop domenicale, quando già il traffico è ridotto ai minimi termini e le industrie e le aziende sono in gran parte chiuse? Poco e niente è la risposta. L’unico effetto immediato è il disagio per i cittadini, che neanche di domenica possono essere sereni e gestirsi la giornata come meglio credono e per i commercianti, che vedono diminuire i clienti per ordinanza.

Il problema è molto serio e va affrontato in modo mirato, a medio-lungo termine, con un approccio più scientifico e meno propagandistico. Gli ultimi dati di Legambiente sono impietosi: nell’anno scorso 48 capoluoghi di provincia hanno superato il limite giornaliero di polveri sottili consentito dalla legge. E la città che ha il poco onorevole primato del più alto numero di sforamenti è Torino, con 138 giorni.

Un’enormità, le cui conseguenze sul piano della salute sono molto gravi.

Soluzioni? Perché non istituire un tavolo permanente tra le varie istituzioni locali, scienziati ed esperti nel settore, medici specialisti nei problemi respiratori, industriali e rappresentanti degli amministratori di condominio, associazioni riconosciute ed attive nel campo ambientale? Potrebbe essere un inizio per elaborare un piano che possa realmente incidere nel futuro, non solo per il lunedì successivo allo stop delle auto. È probabile che occorrano misure “elettoralmente” poco convenienti, ma qui si parla di salute pubblica, che andrebbe messa prima di tutto. Partendo da questo tavolo, intervenire sui vari settori che provocano l’inquinamento atmosferico. Con il teleriscaldamento si va nella giusta direzione, ma sono ancora tante le caldaie vetuste e con scarsa manutenzione, come è inesistente la politica per incentivare i cittadini a non utilizzare l’auto. È tanto bello che il comune promuova il bike - sharing, ma se poi non ci sono piste ciclabili per utilizzare il servizio in sicurezza a che serve?

Dopo tanti anni di incentivi il parco auto non è più così inquinante come 15-20 anni fa. Nonostante questo il problema persiste: è arrivato il momento che chi ci governa da 20 anni si assuma le proprie responsabilità e ci dica se è o meno in grado di risolvere il problema, o perlomeno di proporre soluzioni vere. Se la risposta è l’ennesima domenica a piedi, allora non c’è da stare allegri.


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