Una maggioranza di dissidenti
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Tra poche settimane i congressi: gli iscritti al PdL costruiranno, con il loro voto, un nuovo partito: inclusivo, democratico, con un progetto di interesse generale. |
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A forza di liquidare come “dissidente” chiunque, da iscritto al Pdl, abbia la pretesa di avere un pensiero e un’opinione, si rischiano brutte sorprese. Come quella di avere i cosiddetti “dissidenti” che diventano maggioranza, vincono la corsa dei tesseramenti e i congressi provinciali e cittadini. E che sanno riempire una sala di un centro congressi vicino all’autostrada anche in un improbabile sabato pomeriggio.
La riunione di Carisio del 21 gennaio, pensata come un momento organizzativo in vista dei congressi, si è rivelata invece un appuntamento di grande valore politico, con amministratori, consiglieri regionali, iscritti, quadri di partito, parlamentari a portare le ragioni e la passione per un nuovo PdL, da costruire a partire dai prossimi congressi. Democratico, partecipato, che discute e confronta le proposte e le soluzioni, e che non si fa schermo dei valori (e dei voti) del popolo di centrodestra per sistemare vicende individuali o costruire sistemi di potere senza anima e senza progetto di interesse generale.
E così, insieme all’On. Bonsignore, portano le loro idee e voglia di cambiamento in tanti: Rosso, Armosino, Giachino, Burzi, Vignale, Tentoni, Giorgio Fava, Lucio Pizzi (e ne dimentichiamo di necessità).
Intorno non a un capo-corrente, ma a un uomo politico con esperienza, una visione per il futuro e un’ambizione che va oltre quella, modesta, di vincere una gara: “Il Paese si salva non con l’antipolitica distruttiva, ma con una buona politica che trovi soluzioni ai problemi delle famiglie e delle imprese. Solo il Partito Popolare Europeo ha la testa e le carte in regola per far questo”, attacca. E quindi è finito il tempo dei partiti autoreferenziali e funzionali alle fortune dei singoli esponenti: “Abbiamo fatto 1.200.000 iscritti al PdL in tutta Italia, una grande forza di legittimazione per un PdL che è l’asse portante del Ppe in Italia e come tale deve ragionare”, cominciando a lavorare a una ricomposizione dell’unità dei moderati (inclusi, per intenderci, UdC, Fli e altri) “intorno a un progetto di soluzioni moderne e valori antichi”.
Tutto questo, attraverso l’inclusione e la coerenza: “ I valori del Ppe vanno applicati nei comportamenti e nell’amministrazione quotidiana, altrimenti diventano una foglia di fico per coprire trasversalismi malsani. Per esempio, se Cota è stato eletto come alternativa alla Bresso, deve dimostrarsi fedele a questo impegno. Sono fuori luogo, perciò, certe continuità come l’ingresso della Regione nelle società della città di Torino, la costituzione della SCR come centro di potere, il mercato delle consulenze nelle società pubbliche, la non interferenza nelle Fondazioni bancarie, i via libera nelle operazioni immobiliari delle giunte di sinistra, la totale identità in ambito culturale. Tutto questo è moralmente sbagliato e insostenibile di fronte ai cittadini, perché genera ulteriori costi della politica in un momento in cui i costi vanno semmai ridotti. Il PdL piemontese è stato portato su una rotta sbagliata”.
E di qui ai congressi, che si celebreranno tra il 12 febbraio e il 4 marzo. Congressi che serviranno a portare rigore, efficienza, coerenza al PdL nella scelta dei dirigenti e della linea politica degli esponenti nelle amministrazioni. “Quando Forza Italia ha aderito al Partito Popolare Europeo, ha firmato l’impegno ad adottarne valori e metodo, partecipazione e democrazia. Non è che chi dissente può essere cacciato fuori” – conclude Bonsignore. Anche perché c’è poca politica su cui dissentire. “Dobbiamo ricomporre l’area moderata allo scopo di fare politica, non si può continuare a far dimagrire il partito, a forza di scomuniche, allo scopo di fare accordi con la sinistra per sistemare amici e famiglie”
Vignale: Si possono far risparmiare ai Piemontesi fino a 900 milioni in tre anni, senza accollarci altro debito, cominciando a liquidare 16 delle 57 società partecipate regionali, a cominciare dalla Società di Committenza Regionale che fu inventata dalla Bresso come strumento di gestione del potere.
Burzi: Già nel 2001 Forza Italia, in condizioni ben migliori, aveva pensato di organizzare congressi, che poi saltarono. Questi sono i risultati se non si aggrega il consenso intorno a un progetto condiviso. L’assenza di democrazia fa male ai partiti, promuove i meno meritevoli, incoraggia pratiche sbagliate e fa perdere voti.
Armosino: non possiamo lamentarci di un governo senza democrazia, perché ad essere franchi per molti anni siamo stati timidi noi stessi nell’azione riformatrice e ci siamo accontentati di un partito senza democrazia. Senza sedi in cui la partecipazione produce una decisione discussa e condivisa, la politica non ha dignità, diventa stipendi e carriere per pochi.
Rosso: dobbiamo tornare a un sistema per cui il politico sia obbligato a cercarsi i voti, quello del cittadino normale che conta come quello del professore della Bocconi. E’ paradossale che il PdL, un partito liberale nelle intenzioni, stia iniziando a parlare oggi di democrazia interna, mentre gli ex comunisti del Pd fanno le primarie locali da anni.

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